LE NEVI DEL MARGUAREIS
40 Itinerari di scialpinismo in Valle Pesio 

 

Guida scialpinistica. Con "Le Nevi del Marguareis" l'autore,
Renzo Dirienzi, ci invita a pochi passi da Mondovì a scoprire la
Valle Pesio con  gli sci d'alpinismo negli splendidi scenari innevati
del Parco Naturale. Ognuno dei 40 itinerari proposti viene descritto
dettagliatamente ed è arricchito con fotografie a colori e cartine
topografiche
, dati tecnici, consigli utili ed indicazioni sul rischio
valanghivo. Oltre alle gite più classiche e conosciute, come la Bisalta,
La Gardiola o i Canaloni del Marguareis, sono descritte anche un gran
numero di escursioni meno note, che visitano gli appartati valloni
laterali oraggiungono la testata della valle oltre l'orizzonte
visibile della pianura. Montagne alle volte un po' nascoste e
sorprendenti, diventano il motivo di uno scialpinismo più autentico
lontano dai canoni modaioli del "fuori pista". Con diverse gite da
intraprendere preferibilmente in due giorni, pernottando "in uno
dei rifugi più belli delle Alpi", svalichiamo a toccare gli altri giganti
delle Alpi Liguri, come la Cima delle Saline e il Mongioie.

 

Edizioni Ass. Culturale Primalpe, Cuneo, 2010 - Fomato 12x18 - pp. 216
 € 16 - 
ISBN 978-88-6387-067-1

 

"40 itinerari che permettono di gustare la maestosità del massiccio
del Marguareis nei mesi invernali"

(LA STAMPA)


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Le nevi del Marguareis
Alla scoperta di una valle in inverno

(Recensione di Lorenzo Volpe sulla rivista CHIUSA ANTICA)

Parlando di scialpinismo in valle Pesio, molti appassionati storcono il naso con sospetto al solo pensiero di questa vallata dallo sviluppo breve, dagli ampi, fitti boschi e dai dislivelli impegnativi: d’inverno le strade sono percorribili appena fino ai novecento metri di altitudine e le pareti del Marguareis sullo sfondo, in ombra per gran parte del giorno, sembrano precludere ogni prospettiva. 
La guida Le nevi del Marguareis affronta con decisione questo luogo comune, proponendo una sistematica rivisitazione invernale di una regione in tal senso decisamente trascurata, e assumendone come centro ideale la massima vetta delle Alpi Liguri. L’autore ha operato in base ad un criterio di completezza geografica, procedendo con un attento sguardo in senso orario dai settori inferiori della valle (dove sono localizzati gli unici, pochi percorsi divenuti di abituale frequentazione, in primis Gardiola e Besimauda) fino alla sua testata, includendo a conclusione tre grandi raid: il tracciato classico della gara“Tre Rifugi”, il Tour del Marguareis, che tocca tutte le tre cime più elevate delle Alpi Liguri, e il giro delle creste della valle Pesio, entusiasmante “alta via” dai suggestivi orizzonti.
La scelta di offrire un panorama esauriente delle opportunità sciistiche di una sola valle, ulteriormente arricchite dai necessari sconfinamenti di versante e dalle “altre possibilità”suggerite in appendice ad ogni itinerario, sottintende che l’intenzione programmatica dell’autore vada oltre la pura ricerca della bella sciabilità. Infatti, il lettore non troverà qui delle indicazioni per lineari gite preconfezionate. Sarà invece messo a confronto, in modo diretto e molto franco, con l’ambiente della valle nella sua affascinante veste invernale, senza nasconderne le asprezze, e verrà stimolato a percorrerlo raggiungendo mete, alcune non scevre da un vero pregio alpinistico, ma anche immergendosi nei lunghi silenzi di un paesaggio di alto valore naturalistico, incluso in un parco regionale e ricco di testimonianze storiche legate alla presenza della Certosa di Pesio. È significativo che una delle brevi sezioni finali del libro sia stata dedicata a tratteggiare in sintesi alcuni percorsi nella bassa valle destinandoli allo sci-escursionismo, disciplina in fase di netto regresso a confronto della diffusione delle racchette da neve, ma che in un simile contesto, già da tempo noto ed apprezzato dai fondisti puri, potrebbe trovare ancora spazi di valida applicazione.
Colpisce il notare come la stessa scelta di sistematicità fosse stata quella voluta da Giacomo Guiglia in un’opera fondamentale dei primordi italiani dello scialpinismo, la Guida invernale e alpinistica delle Alpi Liguri (Genova 1932),  motivata così in prefazione: “Non più singoli itinerari staccati dettati dall’intento di offrire facili e divertenti scivolate, ma completa ed organica guida, che tenga conto della struttura della montagna e dell’intera sua viabilità invernale, astraendo da quelli che sono i normali itinerarii estivi”.
Un’opzione del genere comporta, è chiaro, oltre alla pratica assidua dei luoghi, un’esigenza di documentazione veramente minuziosa, ben dimostrata dai dettagliati testi di Le nevi del Marguareis: il libro ha il grande pregio di descrivere con esattezza i quaranta itinerari e i loro passaggi-chiave, ma di lasciare nel contempo allo sciatore numerose possibilità aperte, in un ambiente che per molti potrà rivelarsi quasi un terreno di esplorazione e che non esclude la necessità di ricorrere ad attrezzatura supplementare.  Se è vero che, come fa notare Jean-Charles Campana nella guida antologica Scialpinismo. Alpi Liguri, Alpi Marittime, Alpes de Provence (Peveragno 2001), “personne ne peut plus se donner l’illusion d’être un explorateur”, esistono tuttavia ampi margini di riscoperta in aree come questa, oggi poco battute proprio perché adatte ad uno scialpinismo orientato “alle origini”, quello ancora vivo nelle pagine del volume Dal Col di Nava al Monviso (CAI Mondovì, II edizione 1989) che in valle Pesio censiva ben otto itinerari (uno in meno della valle Maira!), oppure nei sintetici consigli della parte sciistica della guida CAI-TCI Alpi Liguri (1981).
Di fronte all’attuale proliferazione di siti dedicati agli sport di montagna, dove l’itinerario è ridotto ad una prestazione personale, il gradimento risulta il solo metro di giudizio, e la promozione casuale di singole fortunate mete crea ad ogni stagione diverse quanto effimere mode, l’autorevolezza del testo a stampa e dei riferimenti cartografici riporta ad una necessaria visione “scientifica” della montagna invernale, habitat delicato e cangiante del cui carattere severo ogni descrizione credibile deve tener conto.
A chi avrà la pazienza di calzare gli sci all’Ardua 923 m o alla Correria 850 m e di sostenere percorsi di avvicinamento che fendono l’intera successione delle fasce altitudinali della vegetazione, incontrando le tracce di caprioli e camosci in cerca di cibo, si apriranno in quota i vasti e incredibili panorami delle Liguri, con la voglia di andare ancora avanti per ritrovare un barlume dorato sulla superficie del mare o un inattesa prossimità d’orizzonte con la inconfondibile sagoma del Cervino, saggiando con una sola occhiata l’intera ampiezza dell’espressione convenzionale “arco alpino”.  A questo punto non sarà più solo una questione di panorama...

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  


ALCUNE IMMAGINI TRATTE DAL LIBRO

  1  Castello delle Aquile
  2  Salendo a Cima La Gardiola  
  3  Punta Tino Prato e Canalone dei Genovesi
  4  Quota m 2345 dei Rastelli

 

 

 

 

 

 

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