"Poco più in alto, in superficie, finora nessuno aveva mai affrontato
 argomenti del genere"

(...) Lo scorso pomeriggio un’inquieta corrente d’aria aveva spazzato via l’alone opaco del mezzodì, liberando forze latenti. Il cielo era diventato uno specchio terso e luminoso: i  casolari, le cime degli alberi e le colline mostravano contorni nitidi e forme taglienti, con dettagli di solito invisibili a occhio nudo, come se una grande lente addizionale avesse messo a fuoco anche il più piccolo particolare, con una precisione impensabile e definitiva. (...)

(...) La grande cupola ellittica insisteva appena,  leggera come un vascello celeste. Il vasto soffitto ovoidale sembrava solamente appoggiato e pronto a librarsi in volo con l’agilità di una nave spaziale.  Eliana era incantata da quel cielo tenue e artificiale e forse mentalmente si trovava già in viaggio tra le stelle. Portava i capelli lunghi, di un intrepido biondo-platino, lisci come seta. Si ondulavano lievemente intorno al viso, ovale e raccolto. Le labbra rimanevano immobili e appena socchiuse. Eliana in quell’istante poteva sembrare una bambola di cera o un manichino di pregevole fattura. (...)

(...) Lì vicino, incurante di tutto quel trambusto, una giovane “tigre del cielo” volteggiava planata ed elegante, intervallando rapidi scatti. La sua livrea gialla-limone, maculata di nero, si apriva con un piccolo disegno surrealista senza peso. Sulle ali posteriori, che terminavano a coda di rondine, spiccava una fascia blu elettrica, con una specie di occhio terminale rosso scarlatto. (...)

(...) Nel frattempo, il fragore degli elicotteri rimbombava come un’eco senza fine e diventava insopportabile. Nonostante i muri spessi, il vecchio riparo agricolo dava l’impressione di poter esplodere da un momento all’altro, sottoposto a vibrazioni sonore d’intensità insostenibile. L'atmosfera, battuta con grande violenza, soffriva di tutte quelle staffilate metalliche e rilasciava sibili strazianti, come se una presenza invisibile e trasparente, sospesa sopra le cime degli alberi, fosse stata ferita a morte.(...)

(...) Poco dopo la foresta inghiottì il trasporto nelle sue stanze segrete. L’entrata misteriosa si rinchiuse e svanì come se non fosse mai esistita, riparata da un intrico vegetale di  alberi e di rami.  Il tratto sotterraneo a bordo del mezzo fu molto breve, poi la colonna dei militari, compresi i due italiani, proseguì a piedi per un’ampia galleria nel sottosuolo. Si distinguevano due figure snelle, con delle strane tutine argentee,  portate come prigionieri. Il tunnel era dotato d’illuminazione,  d’impianti e di tubature. Lì dentro, le pareti di cemento rimandavano ogni rumore, conferendogli una specie di coda sonora. Anche il passo pesante dei soldati risultava ingrandito e dilatato, e sembrava che un esercito intero quella notte marciasse sottoterra. (...)

© 2010 Tutti i diritti riservati.

Crea un sito gratisWebnode